Amodio Tortora
Nel cuore della Francia di Richelieu giunge un segnale impossibile: la spedizione australe guidata dal professor Étienne de Lorme è scomparsa, e l’unico superstite rientra con carte gelate, un frammento di pietra nera e parole che sembrano follia. Parla di montagne che non paiono montagne, di una città nascosta sotto il ghiaccio, di creature antichissime ibernate in una caverna e di una voce flautata che pare provenire da un luogo dove l’uomo non avrebbe mai dovuto arrivare. Richelieu comprende che quel prodigio può diventare un’arma politica, mentre Tréville convoca D’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis per una missione che ufficialmente non esiste: raggiungere le terre australi, ritrovare eventuali superstiti, recuperare le carte di de Lorme e impedire che il cosiddetto Sigillo dell’Abisso cada in mani nemiche.I moschettieri partono da La Rochelle a bordo dell’Étoile du Sud, nave senza insegne comandata dal ruvido capitano Kerjean. Con loro viaggiano Henri de Valombre, emissario del cardinale dal passato ambiguo, e Isabelle de Kermadec, cartografa adulta e determinata, decisa a scoprire la sorte del marito Maël, coinvolto nella spedizione scomparsa. Già durante la traversata emergono sabotaggi, inseguimenti e la presenza dei Devoti di Leng, confraternita segreta attratta dal potere del Sigillo. Il viaggio conserva l’energia del romanzo di cappa e spada - duelli, abbordaggi, sospetti, prove di coraggio - ma la rotta verso sud introduce un’angoscia più vasta: i cani reagiscono ai simboli del frammento, gli strumenti esitano, il mare stesso sembra anticipare ciò che li attende.Raggiunta la costa australe, il gruppo entra in un paesaggio fuori dal mondo: ghiacci lividi, silenzi assoluti, vette nere e smisurate che sembrano bastioni più che montagne. Nei campi della spedizione de Lorme trovano registri, tracce inquietanti, tumuli disposti a stella e una caverna dove gli 'Antichi' erano stati scoperti nel ghiaccio. Ma molte cavità sono vuote, e l’ipotesi terribile prende corpo: quelle creature non erano forse morte, bensì immerse in un sonno remotissimo. Non semplici mostri, ma indizi viventi di una civiltà anteriore alla storia, capace di conoscenza, memoria e forse pietà. Davanti a quei segni, la missione cambia natura: non basta più recuperare prove per la corona, bisogna capire che cosa si sia risvegliato e quale altro pericolo abbia spinto persino gli Antichi a rifugiarsi sotto il ghiaccio.Attraverso mappe, incisioni e un fragile apparecchio volante progettato da de Lorme, i protagonisti superano la prima catena montuosa e scoprono un altopiano dominato da una città ciclopica, fatta di torri, cupole, ponti e geometrie estranee allo sguardo umano. Le sue pareti custodiscono una storia vertiginosa, ma frammentaria: un passato immenso, una caduta, una forza creata per obbedire e poi divenuta qualcosa di più inquietante. Il Sigillo dell’Abisso appare allora non come un semplice reperto, ma come il resto di un antico comando ormai corrotto, incompleto o forse inutile.Tra le rovine emergono testimoni spezzati, doppi giochi, nomi usati come maschere e un complotto che supera le ambizioni della corte francese. Mentre Isabelle segue le tracce del marito e i moschettieri si addentrano in gallerie, laghi caldi e sale sotterranee, l’avventura si trasforma in confronto morale: che cosa deve fare l’uomo davanti a una verità che promette potere ma minaccia di distruggerlo? Le spade restano necessarie, ma non bastano più. Athos comprende che la vera missione non è conquistare l’abisso, bensì impedire che re, cardinali, scienziati o fanatici tornino a cercare ciò che non dovrebbe essere posseduto.